Albero

La società dell’impresa, del lavoro, della partecipazione, era questa l’economia che la Centesimus annum prefigurava dopo la caduta del collettivismo e dell’utopia comunista. Le società capitalistiche hanno avviato processi di Welfare volti non solo al sostegno economico della persona ma, più in generale, alla sua piena realizzazione, in un contesto, a sua volta in parte utopico, dell’eliminazione della sofferenza umana e della realizzazione della felicità. E’ un percorso eudemonico, nel quale la felicità rappresenta lo scopo ultimo della vita e dell’esistenza umana. Ma la condotta che porta alla felicità è più complessa di quella derivante dalla matrice utilitaristica e sfocia nell’ambito più esteso della qualità della vita, dell’eguaglianza, della verità.

E’ significativo che questa domanda di felicità, di giustizia, di sviluppo della persona umana venga posta da un giovane che, andando controcorrente, elabora una sua proposta di discussione, di sintesi programmatica. E’ la metafora dell’albero, che cresce e si ramifica e rappresenta un lume di fronte alle innumerevoli fragilità che accompagnano la nostra esistenza. Se i temi affrontati non sono nuovi, nuova è la sfida che viene lanciata per una realizzazione concreta di una società migliore, nella quale i diversi aspetti della democrazia, economica, politica e sociale trovino una concreta forma di dialogo in un innovativo processo sincretico, non autoreferente, al servizio dello sviluppo umano e della pace. L’attenzione si pone sull’uomo, in tutte le sue dimensioni, in tutta la sua complessità ed i suoi aneliti di giustizia. Egli è l’artefice dello sviluppo, la pietra d’angolo su cui costruire la società del futuro, nel quale la felicità venga aristotelicamente costruita gradualmente, mediante l’azione e l’impegno quotidiano in tutte le sue sfere, intellettuale in primis. In questo senso la felicità assume il carattere della pienezza, della vera e consapevole realizzazione di sè, che genera appagamento e conduce alla fioritura di tutte le capacità e qualità umane. Ma azione e discussione conducono alla responsabilità, all’interrogazione kantiana su quali siano anzitutto i nostri doveri, prima ancora dei nostri diritti, su ciò che è nelle nostre possibilità d’azione al fine di costruire un progetto comune di sviluppo. E’ questo un percorso eminentemente etico, ed è anche la risposta appropriata alle laceranti contraddizioni attuali, agli opportunismi, alle striscianti forme di limitazione delle libertà e delle capabilities è la Sen.

Laddove sono evidenti i numerosi fallimenti del mercato e dello Stato, laddove la “mano invisibile” e quella “visibile” non riescono a soddisfare i crescenti bisogni di una società vieppi? complessa e dinamica, ecco allora che solamente il sistema di valori ed il comportamento etici possono dare quelle risposte ai problemi che i sistemi a razionalità limitata lasciano tuttora insoluti. Luigi Einaudi, in una delle sue Prediche inutili, ebbe a dire che il mercato non soddisfa i bisogni delle persone, ma solamente la domanda ed in particolare la “domanda pagante”, cioè quella che ha potere d’acquisto, che ha forza di emergere. E l’altra parte? Quella latente, che non ha i mezzi per emergere? Ecco allora il messaggio finale dell'”Albero”: la democrazia sia il mezzo attraverso il quale si realizzi una società nuova, realmente “libera”, nella quale l’uomo, senza alcuna distinzione, abbia la possibilità di coltivare e sviluppare adeguatamente le proprie capacità, al fine di acquisire quegli stati di benessere definiti da quelli che Sen ha individuato come “funzionamenti di rilievo”.