Immigrazione: prospettive per un arricchimento culturale e una crescita economica

La fase politica che il nostro Paese sta attraversando in questi mesi è assai delicata e confusa; inoltre, il superamento della situazione di crisi economica che sta investendo i mercati internazionali da almeno due anni sembra ancora di là da venire. Lo dicono i recenti dati forniti dall’Istat che parlano di una disoccupazione al 8,9% (anche se la media europea è al 10,1%) e di una disoccupazione giovanile al 28.9%. Ci appare evidente lo stato di preoccupazione e di disagio sociale che larghe fasce della popolazione stanno manifestando.

In questo contesto fortemente critico il tema dell’immigrazione assume una rilevanza particolare. La nostra idea di base è che il fenomeno dovrebbe connotarsi dal punto di vista di uno sviluppo allargato. L’immigrazione è una risorsa che può incentivare sia la ripresa economica, sia l’arricchimento culturale nel rispetto della diversità. Ma è necessario concentrare gli sforzi per contrastare il mercato della criminalità di cui gli immigrati, soprattutto in una situazione di tale crisi, possono divenire facile preda, non essendo così semplice trovare un lavoro.

A questo proposito, ci sembrano opportuni la stipulazione di accordi che regolamentino i flussi e la rivalutazione dello strumento della sponsorizzazione, utilizzato in passato per offrire la garanzia temporale allo straniero che veniva ospitato di trovare un mestiere. L’impegno dovrebbe essere comune a livello di Unione Europea. In particolare, il nostro Paese dovrà attrezzarsi per creare opportunità di integrazione come centri di accoglienza, ascolto e formazione verso cui indirizzare gli immigrati, al momento del loro ingresso, per poter entrare più direttamente in contatto con la nostra società. Sarà utile mobilitare tutti quegli operatori esperti nel campo della formazione, dell’istruzione e dell’assistenza sociale.

Investire nell’accoglienza e nella formazione potrà essere di beneficio non solo alla vita sociale ma anche per la ripresa economica.

Recentemente il dibattito pubblico sull’immigrazione si è concentrato sul tema dell’abbassamento dei tempi di attesa per l’ottenimento del diritto di voto alle elezioni amministrative. Tuttavia, notiamo come in alcune zone della nostra penisola (Province autonome di Trento e Bolzano) vigano, proprio nei confronti degli stessi cittadini italiani che vogliano ivi spostare la residenza, restrizioni per quanto concerne la concessione del voto amministrativo (da uno a quattro anni). Per quanto ragioni storico-politiche legittimino tali misure, è chiaro come ciò configuri una vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini italiani all’interno dei confini nazionali.

E’ un principio liberale radicato nella storia della civiltà occidentale quello che lega la tassazione alla rappresentanza: no taxation without representation. Siamo, perciò, convinti che la concessione del diritto di voto allo straniero regolare che lavora e, per ciò stesso, contribuisce all’economia nazionale, sia un atto di democrazia e di accoglienza che dovrebbe tendere verso la sua responsabilizzazione ed il suo coinvolgimento attivo nella vita politica. Ciononostante, riteniamo che in questa delicata fase, siano altre e differenti le priorità per lo straniero e la politica vi deve rispondere primariamente: ricerca del lavoro e raggiungimento di una degna condizione economica e sociale.

E’, infine, proprio in ossequio a quel principio liberale or ora richiamato che riteniamo utile un ripensamento circa il godimento del diritto di voto politico per le elezioni nazionali da parte dei cittadini italiani da tempo trasferitisi all’estero e che non contribuiscono più (o non hanno mai contribuito) alla ricchezza del Paese.

a cura del dr.  Alberto Gasparetto,

Albero e Sviluppo